DISTURBI

  • Si dividono in quattro sezioni principali in base all’eziologia presunta: a) disturbi primari del sonno; b) disturbo del sonno correlato ad altri disturbo mentale; c) disturbo del sonno dovuto ad una condizione medica generale; d) disturbo del sonno indotto da sostanze.

    Disturbi primari del sonno

    Sono quelli non attribuibili ad alcuna delle eziologie sotto elencate (per es., un altro disturbo mentale, una condizione medica generale, o una sostanza). Si presume che i disturbi primari del sonno insorgano da anomalie endogene dei meccanismi di generazione o di regolazione del ritmo sonno-veglia, spesso complicate da fattori di condizionamento. I disturbi primari del sonno a loro volta sono suddivisi in dissonnie (caratterizzate da anomalie della quantità, della qualità o del ritmo del sonno) e parasonnie (caratterizzate da comportamenti anomali o da eventi fisiopatologici che si verificano durante il sonno, durante specifici stadi del sonno o nei passaggi sonno-veglia). Fanno parte delle parasonnie il bruxismo (digrignare i denti), gli incubi, la sindrome delle gambe senza riposo (costituita da prolungati movimenti involontari delle gambe che rendono difficile l’addormentamento), il sonnambulismo.

    Disturbo del sonno correlato ad altro disturbo mentale

    Implica un vissuto intenso di disturbo del sonno conseguente ad un disturbo mentale diagnosticabile (spesso un disturbo dell’umore o un disturbo d’ansia) ma sufficientemente grave da richiedere un’attenzione clinica indipendente. Presumibilmente i meccanismi fisiopatologici responsabili del disturbo mentale interessano anche la regolazione del ciclo sonno-veglia.

    Disturbo del sonno dovuto ad una condizione medica generale

    Implica un vissuto intenso di disturbo del sonno conseguente agli effetti fisiopatologici diretti di una condizione medica generale sul sistema sonno-veglia

    Disturbo del sonno indotto da sostanze

    Implica rilevanti vissuti di disturbo del sonno conseguenti all’uso concomitante, o alla recente interruzione dell’uso, di una sostanza (farmaci inclusi). Le valutazioni sistematiche condotte in soggetti che presentano rilevanti disturbi del sonno includono una valutazione dello specifico tipo di sofferenza del sonno ed un esame dei disturbi mentali, delle condizioni mediche generali, e dell’uso concomitante di sostanze (farmaci inclusi) che possano essere responsabili del disturbo del sonno.

    Stadi del sonno

    Mediante la polisonnografia possono essere descritti cinque distinti stadi del sonno: sonno con rapidi movimenti oculari (REM) e quattro stadi di sonno (stadi 1, 2, 3, e 4) non-REM (NREM). Lo stadio 1 NREM del sonno è un passaggio dalla veglia al sonno e occupa circa il 5% del tempo di sonno negli adulti sani. Lo stadio 2 NREM del sonno, che è caratterizzato da specifiche onde elettroencefalografiche (fusi del sonno e complessi K), occupa circa il 50% del tempo di sonno. Gli stadi 3 e 4 di sonno NREM (noti convenzionalmente anche come sonno ad onde-lente) sono i livelli più profondi di sonno, e occupano circa il 10-20% del tempo di sonno. Il sonno REM, durante il quale si verifica la maggior parte dei sogni tipici, simili a storie, occupa circa il 20-25% del sonno totale. Questi stadi del sonno hanno una caratteristica organizzazione temporale durante la notte. Gli stadi NREM 3 e 4 tendono a verificarsi fra il primo terzo e la metà della notte, e aumentano di durata in risposta alla deprivazione di sonno. Il sonno REM avviene ciclicamente durante tutta la notte, alternandosi con il sonno NREM ogni circa 80-100 minuti. I periodi di sonno REM si allungano verso il mattino. Il sonno dell’uomo varia pure in modo caratteristico lungo l’arco della vita. Dopo una relativa stabilità con grande abbondanza di sonno a onde-lente nell’infanzia e nella prima adolescenza, la continuità e la profondità del sonno si modificano durante il periodo dell’età adulta. Questa modificazione si riflette nell’incremento del tempo di veglia e dello stadio 1 del sonno, e nella diminuzione degli stadi 3 e 4. Per questo motivo, nella diagnosi di un disturbo del sonno, deve essere tenuta in considerazione l’età del soggetto preso in esame.

    Continuità del sonno

    Si riferisce al bilancio complessivo di sonno e veglia durante una notte di sonno. “Migliore “continuità del sonno indica sonno consolidato con pochi risvegli; “peggiore” continuità del sonno indica sonno interrotto con più risvegli. Specifiche misure della continuità del sonno comprendono: la latenza del sonno, cioè la quantità di tempo richiesto per addormentarsi (espressa in minuti); la veglia intermittente, cioè la quantità di tempo di veglia dopo l’insorgenza del sonno iniziale (espressa in minuti); e la efficienza del sonno, cioè il rapporto fra il tempo realmente trascorso dormendo e il tempo trascorso a letto (espresso come una percentuale, con i numeri maggiori che indicano una migliore continuità del sonno).

    Cause psicologiche alla base dell’insonnia

    Le ricerche dicono che necessitiamo di sei ore di sonno al giorno. La durata e la qualità del sonno variano comunque da individuo ad individuo e possono modificarsi lungo l’arco di vita sia in relazione all’età che a fattori ambientali, sociali ed emotivi. Un periodo di forte tensione, per es., può influire negativamente sul sonno  così come le convinzioni errate rispetto a quanto e come si dovrebbe dormire possono contribuire a tenere svegli. Proprio per questo, molte persone che soffrono di insonnia partono dal presupposto che si devono addormentare subito e non svegliarsi mai durante la notte e sperimentano una forte ansia se ciò accade. Ovviamente l’ansia rende difficile l’addormentamento. In realtà, chi dorme bene può impiegare un po’ di tempo ad addormentarsi e svegliarsi nel corso della notte. Se si dorme per diverso tempo un numero di ore inferiore al proprio bisogno ci si sente stanchi, affaticati, irritati, con difficoltà di memoria e di concentrazione. Ciò ha una ricaduta sia sull’umore che sulle attività quotidiane e le relazioni interpersonali.

    Come migliorare la qualità del sonno

    Se si soffre di insonnia o si dorme poco è utile seguire queste regole:

    • mettersi a letto solo quando si è assonnati;
    • se non si riesce a dormire è meglio alzarsi dal letto;
    • non mangiare in abbondanza prima di andare a dormire;
    • fare qualcosa di rilassante prima di coricarsi (per es., un bagno caldo);
    • non appisolarsi durante il giorno se si è dormito poco la notte;
    • andare a dormire e svegliarsi più o meno alla stessa ora tutti i giorni, anche nel fine settimana;
    • se capita di svegliarsi prima del suono della sveglia è utile alzarsi subito ed iniziare la giornata;
    • fare attività fisica regolare, soprattutto nel pomeriggio, ma non la sera
    • la sera non fumare né bere bibite alcoliche o contenenti caffeina
    • utilizzare la camera da letto solo per dormire la notte o l’intimità sessuale e non per altre attività (per es., vedere la televisione)